"Non è la specie più forte a sopravvivere né la più intelligente ma quella più pronta al cambiamento".
Charles Darwin
Il legislatore, facendo una scelta liberale, ha dotato il sistema economico italiano di strumenti giuridici in grado di consentire la soluzione alla crisi d'impresa, riducendone gli impatti per la società, per gli amministratori e per i
soggetti terzi.
Il fallimento comporta necessariamente la perdita dei posti di lavoro, del know-how e dell'avviamento faticosamente costruiti nel corso degli anni, oltre ad avere pesanti risvolti civili e penali nei confronti degli amministratori e sul loro patrimonio.
Purtroppo questa è la sorte a cui vanno incontro gli amministratori/ imprenditori che non affrontano tempestivamente e con gli adeguati strumenti la situazione di crisi.
La continuità e la salvaguardia dell'impresa, intesa come patrimonio di conoscenze e competenze, rappresenta
quindi l'obiettivo primario che il legislatore ha inteso tutelare sopra ogni altro.
Grazie agli strumenti messi a disposizione, il fallimento diventa effettivamente una possibilità remota, anche se la legge richiede all'imprenditore di:
» riconoscere tempestivamente lo stato di crisi;
» agire in modo da non aggravarla;
» applicare le norme giuridiche a tutela dell'impresa e dei terzi.









